Opus incertum, in scena la danza senza barriere

«Immobili, ci avete dimenticati così, fermi, nei camerini della nostra vita. Come si dimentica una vecchia bomboniera nascosta nella credenza della nonna. Sospesi al filo dei nostri sogni, rinchiusi nei rettangoli di un monitor». Ma poi, finalmente, la vita riesplode, e si torna a danzare nel modo più poetico e potente, portando sul palcoscenico prima di ogni altra cosa la propria unicità. Si è chiuso con le parole di Giorgia Panetto, danzaterapeuta e coreografa, «Opus Incertum», lo spettacolo di Diversamente in danza andato in scena martedì, al Teatro Camploy, dopo il suo debutto lo scorso giugno nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese. E che ha avuto come protagoniste, sulle musiche di Jacopo Gobber appositamente create per la performance e con il disegno luci di Alberta Finocchiaro, sei artiste dai corpi più diversi. In un continuo costruire e decostruire, sono loro a dar vita all’opus incertum, quella tecnica edilizia romana che consiste nel creare muri partendo da pietre molto diverse tra di loro, e tuttavia abilmente incastrate per dare vita a una costruzione uniforme.


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