Sei davvero sveglio?

La mappa dei 4 stati di coscienza che ti svelano chi sei

Viviamo la nostra vita convinti di essere svegli, ma lo siamo davvero? La spiritualità ci invita a esplorare una domanda fondamentale: e se la nostra “veglia” non fosse che un altro tipo di sonno?

Il risveglio della coscienza è un viaggio che ci porta a scalare quattro “piani” interiori, ognuno più profondo del precedente. Se pensi che la vita sia solo dormire, lavorare e guadagnare, preparati a scoprire un mondo che va ben oltre ciò che i tuoi occhi vedono.

Il primo e il secondo piano: la veglia addormentata

La maggior parte dell’umanità vive bloccata nei primi due stati di coscienza, che possiamo chiamare “sonno” e “veglia addormentata”.

  1. Il primo piano è il sonno: quando andiamo a letto e il corpo fisico si rilassa, la nostra coscienza intraprende un viaggio nel mondo onirico. Molti di noi non ricordano nulla dei propri sogni, perdendo l’opportunità di esplorare una realtà parallela e scoprire qualcosa su noi stessi. La pratica di tenere un diario dei sogni, per esempio, può essere un primo passo per recuperare queste esperienze.
  2. Il secondo piano è la veglia: quando ci alziamo la mattina, il corpo si mette in posizione verticale, ma la nostra mente continua a sognare. Siamo identificati con le nostre preoccupazioni, i nostri impegni e le persone che ci circondano. Facciamo le cose in modo automatico, senza consapevolezza. Persone alla guida di auto, aerei e treni, con grandi responsabilità, spesso agiscono in questo stato di “sonno verticale”.

La grande sfida è accettare questa realtà: siamo così addormentati che ci arrabbiamo se qualcuno ce lo fa notare.

Il terzo piano: l’inizio del risveglio

Il vero salto avviene quando iniziamo a salire al terzo piano: quello dell’autocoscienza. Questo è il punto in cui smettiamo di essere passeggeri passivi della nostra vita e prendiamo in mano il volante.

Ma come ci si arriva? Il primo passo è riconoscere di essere addormentati. Proprio come un malato che accetta di stare male, così chi inizia a rendersi conto di vivere in modo automatico sta già iniziando il suo percorso di risveglio.

Il terzo stato di coscienza è un’antenna sempre attiva, una pratica costante di ricordo di sé. Significa porsi domande come:

  • “Chi sono io in questo momento?”
  • “Cosa sto facendo?”
  • “In che dimensione mi trovo?”

Questa auto-osservazione ci libera dall’identificazione con gli eventi esterni e ci permette di vedere le cose come sono realmente, non come appaiono. In questo stato, la nostra intuizione si attiva e possiamo percepire la realtà con una chiarezza che va oltre la semplice vista fisica.

Il terzo stato di coscienza si perde facilmente: basta una preoccupazione, un’emozione negativa, un attacco di gelosia o vanità. L’ego ci riporta immediatamente al sonno.

Il quarto piano: la coscienza oggettiva del Maestro

Se il terzo stato di coscienza è l’inizio del viaggio, il quarto è la meta: la coscienza oggettiva di un Maestro. È il grado più alto, in cui si percepisce il mondo senza filtri, senza interpretazioni, come uno specchio pulito.

Questo stato non si raggiunge per ottenere poteri, ma per comprendere il nostro egoismo e i nostri errori più profondi. È un lavoro psicologico di purificazione, dove impariamo a mettere in discussione le nostre idee fisse e a vivere con una fede che non teme il dubbio.

Il risveglio della coscienza è un viaggio che ci riconnette con il nostro Essere Interiore. È la parte più profonda di noi, quella che dice sempre “sì, sì, sì”, quella che non conosce la parola “impossibile”. È l’inizio di un viaggio che ci riporta a noi stessi, a un mondo di possibilità infinite.

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