Vito Mancuso Dixit

SIAMO DINAMITE

«A proposito di sapienza e follia, Nietzsche scriveva di sé: «Io sono dinamite». Io penso che questa situazione valga per ogni essere umano perché ognuno di noi contiene uno spazio vuoto paragonabile a una misteriosa polvere esplosiva che, a seconda di come viene trattata, determina la sua consistenza e il suo destino. La polvere può esplodere, rovinando la propria e l’altrui vita. Può rimanere inutilizzata, bagnarsi e trasformarsi in fanghiglia. Oppure può essere trattata in modo tale da diventare fonte permanente di energia e generare calore vitale per sé e per gli altri, come fu il caso di Etty Hillesum, di Albert Schweitzer, di Rosario Livatino, delle altre grandi figure nominate in queste pagine e di moltissime altre di cui non ho parlato, tra cui faccio almeno i nomi di Aldo Moro e Giorgio Ambrosoli, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, don Pino Puglisi e don Peppe Diana. La scoperta e la lavorazione della pericolosa polvere esplosiva dentro di noi è il compito dell’educazione spirituale. Il frutto più bello dell’educazione spirituale è la mente innamorata. La mente innamorata è il dono più prezioso che si può ricevere dalla vita. Grazie a essa non soltanto vivere, ma anche morire è più facile».

IL SACRO

Ma che cos’è questo sacro? È la vita, nelle sue più potenti e più profonde manifestazioni. Sacro è il mare e la sua forza, sacro è il cielo e il suo mistero, sacra la natura e i suoi fenomeni, sacro il fuoco e il suo calore, sacra la musica e il suo richiamo, sacro l’amore e il suo profumo. Che altro sono Poseidone, Zeus, Artemide, Efesto, Apollo, Afrodite e tutti gli altri Dei, se non la manifestazione mitica di queste concretissime realtà? Queste personificazioni non sono frutto dell’ignoranza dei nostri padri che, non conoscendo l’origine del fulmine, lo collocavano ingenuamente nelle mani di Zeus tonante. Ben più profondamente, queste personificazioni sono modi mediante cui la mente umana ai suoi inizi tentò di entrare in rapporto con il caos esteriore e interiore della vita, cercando di proteggersi da esso e insieme di entrarne in contatto, alla ricerca di come farsi nutrire da esso senza farsi divorare.

VERITÀ, GIUSTIZIA, BELLEZZA = AMORE

«La mente di #SimoneWeil fu sempre innamorata della verità, ma anche altre due idee godevano in lei del medesimo incondizionato amore: la giustizia e la bellezza. Le tre idee nella sua mente coincidevano ma la loro unione in questo mondo si può dare solo sotto forma di alcune anticipazioni qua e là ma nella pienezza rimane impossibile. Di tale impossibilità Simone Weil era perfettamente consapevole e per questo giunse a teorizzare la contraddizione quale dinamica più autentica della vita, scontro e incontro di logos e di caos, nei viventi meraviglia e terrore al contempo.
Ecco quanto scrisse nel 1941: “Quanto alle contraddizioni, ogni pensiero filosofico ne contiene; ma ciò non è un’imperfezione, ne è anzi una caratteristica essenziale, senza la quale non vi è che una falsa apparenza di filosofia. Perché la vera filosofia non costruisce niente; il suo oggetto le è già dato e sono i nostri pensieri; essa, come diceva Platone, ne fa soltanto l’inventario; se nel corso dell’inventario trova delle contraddizioni, non dipende da lei sopprimerle, sotto pena di mentire”.
A me preme sottolineare che è esattamente a causa di questa inevitabile contraddizione della mente alle prese con il reale che scaturisce il bisogno e il senso stesso della spiritualità in quanto anelito verso l’unione di verità, giustizia e bellezza. Il nome di questo anelito è amore, lo stesso titolo della poesia la cui recitazione costituì per Simone Weil la cornice del suo incontro con il Cristo, personificazione dell’unione concreta di verità, giustizia e bellezza».

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